
Come il precedente Alla scoperta delle Indie COME Gambo E Gambo 2 O Eppure si muove, non scoprirò nulla di sconosciuto al pubblico moderatamente appassionato di videogiochi indipendenti. E il gioco di cui parlo in questa puntata è uno di quei titoli che hanno avuto la loro epoca virale, difficilmente indifferente all'utente a cui piace scoprire il mondo con una certa regolarità.
Non invano era uno di quei prodotti che, insieme a Cara Ester e qualche altra isolata eccezione ha portato la comunità videoludica e i media specializzati a riconsiderare una serie di domande le cui risposte, per quante volte siano state poste, non sembrano ancora convincere la maggioranza. I videogiochi sono arte? Cos'è un videogioco? Tante tesi e poche follie per un titolo la cui esperienza suscita conclusioni assolutamente diverse in ogni utente che la sperimenta; di cui parliamo Proteo.
La definizione più accettata di Proteo sarebbe quello giusto Gioco di esplorazione open-world in stile retrò in prima persona, un accostamento che già a leggerlo sa di secondo decennio del secolo in maniera esagerata. La meccanica ciclica ci introduce in un mondo di isole generate casualmente che si offrono per essere scoperti. Dal mare calmo in cui appariamo, osserviamo in lontananza un'isola dai suggestivi toni pastello a cui accederemo per esplorare ogni complessità della sua geografia. Una volta scoperto, ricominciate, ancora in mare, ancora un'altra isola impegnativa all'orizzonte e ancora da esplorare finché la noia o la stanchezza non vi libereranno dal giogo del controverso anello di Proteo.
Ogni isola può essere casuale e ogni esplorazione diversa, ma continua a muoversi secondo gli stessi schemi ed elementi che rendono ogni nuova esperienza più simile alla precedente. Non lontano da come potrebbe essere una passeggiata nella vita reale dove anche se si vaga per strade diverse ci sono sempre elementi che si ripetono ma che non rendono l'esperienza identica seppure familiare.
![[Alla scoperta delle Indie] Proteus](https://combogamer.com/wp-content/uploads/2014/10/proteus3.gif)
In caso di Proteo, alberi, monoliti, capanne, cespugli, fiori... sono elementi ricorrenti su ogni isola anche se non sempre si presenteranno allo stesso modo. In questo modo si potrebbe pensare che le situazioni derivanti dal nostro girovagare per il territorio si ripetano all'infinito, e in un certo senso è così. Durante le nostre passeggiate potremo inseguire un piccolo animale del bosco attraverso prati fioriti, scoprire pietre volutamente allineate come tracce di un'antica civiltà, camminare tra i ciliegi in fiore i cui petali cadono in rallentatore in modo drammatico, scivolando lungo la spiaggia osservando la volta celeste nelle sue molteplici manifestazioni o salendo sulla cima di una montagna per guardare il letto di nuvole che pochi attimi fa ti minacciava con il suo precipitato di sottili gocce dal suono quasi impercettibile.
Così descritto a parole, Sembra bello, rilassante e perfino poetico. Certo, a molti è sembrato così, ma a me non è così, almeno non nello stesso modo. È carino? SÌ. È rilassante? Dipende. È poetico? A seconda della prospettiva da cui lo guardi. Sarebbe cinico da parte mia o di chiunque altro criticare la parte visiva di questo prodotto. Tuttavia, il cinismo è lo sport universale degli esseri umani, poiché molti lo incasellano in quel gruppo di giochi. indipendente che usano lo stile retrò per fingere di essere classici e compensare la carenza di budget. Realtà palpabile ma argomentazione aberrante in questo caso alla quale non posso che rispondere con un E allora?
![[Alla scoperta delle Indie] Proteus](https://combogamer.com/wp-content/uploads/2014/10/proteus4.gif)
Lui impresa di stile retrò, la gallina dalle uova d'oro del indipendente È ovvio. Capisco la rabbia di una certa parte della comunità dovuta alla sovraesposizione a questo stile artistico che, se fatto male, rasenta il cattivo gusto e supera il cattivo gusto. Ma la situazione non si pone Proteo,la cui pixelart è assolutamente accattivante. È vero che la sua tavolozza di colori è piatta e molto limitata, che manca qualsiasi tipo di texture e che è troppo semplice. Ma proprio in quella semplicità sta la magia, non si tratta di paragonare la parte grafica con altri prodotti 2D simili, naturalmente la grafica avrebbe potuto essere più realistica, più dettagliata, meno cruda... ma è così difficile credere che sia stato fatto apposta? È così difficile da assimilare che non serve altro per rappresentare un albero o una montagna? Dubito sinceramente che qualcuno possa dire di non identificare nessuno degli elementi del paesaggio. Sembra incredibile che diversi secoli dopo continuiamo a peccare proprio come fecero i francesi con i primi impressionisti.
Quindi sì, è bellissimo, visivamente molto attraente ed è qui che mi trovo. Di questo prodotto si dice che ogni passeggiata sia armoniosa, astratta, che i suoi fotogrammi insieme alla sua musica ricreano ogni tipo di sensazione... poesia trasformata in un videogioco, gameplay sperimentale che inaugura un nuovo genere. Senza dubbio questo titolo va fuori dall'ordinario e segue la scia di fenomeni come quello citato Cara EsterTuttavia, per quanto proviamo a confrontarli in assenza di altri riferimenti, non hanno nulla a che fare tra loro.
![[Alla scoperta delle Indie] Proteus](https://combogamer.com/wp-content/uploads/2014/10/proteus5.gif)
L'esperienza di Proteo è effimero, più che effimero volatile, come se fosse una particella instabile a contatto con l'aria, ogni viaggio ci regala situazioni interessanti, belle, misteriose... fantastiche se non fosse per il fatto che durano un batter d'occhio. Sì, più di una volta un sentimento di sorpresa e stupore ha inondato il mio corpo quando ho visto la prima cometa nel cielo, la prima capanna o il primo animale. Una sorpresa che non dura e che non si ripete. Né mi trasmette tranquillità e tanto meno ci vedo poesia. Nemmeno quella musica a bassa fedeltà così in linea con la grafica mi trasportava da nessuna parte, né mi faceva divertire, solo gli effetti sonori della pioggia o delle creature mi facevano credere per un attimo al titolo.
La proposta è innegabilmente interessante, ma troppo pretenziosa, Dopo soli 15 minuti pensavo di aver visto tutto quello che c'era da vedere, tantissime situazioni che hanno catturato la mia attenzione per pochi secondi ma non sono durate nel tempo o si sono unite per darmi un falso senso di conforto. Anche costringendomi a giocare di più per scoprire nuove esperienze, non ho trovato nulla nell'ora e mezza che ho passato. Più giocavo, più mi sembrava di trovarmi di fronte a uno scenario bellissimo, privo di intenzioni e ragioni per esercitare i muscoli dell'immaginazione, nonostante a volte mi minacciasse con tocchi di mistero che per me erano privi di significato, non per la sua natura criptica ma perché sembrava essere lì per fingere la profondità che gli mancava.
![[Alla scoperta delle Indie] Proteus](https://combogamer.com/wp-content/uploads/2014/10/proteus6.gif)
Essendo consapevoli della soggettività dell'esperienza personale che ciascuno può provare, ciò che è oggettivo è questo il gioco non esiste. Si può fingere che sia un gameplay sperimentale, contemplativo o altro, ma quando ti limiti a camminare senza interagire, non puoi dire che stai giocando. Ciò che è sperimentale è il concept generale del prodotto, ma l'esperienza giocabile non lo è certamente perché è assente.
Partiendo de la base de que ningún juego puede vivir sin jugabilidad, ya sea por etimología de la propia palabra o por sentido común, lo cierto es que a este título le falta de todo, parece querer formar parte de la canción de Nina Simone Ain’t Got No… I Got Life, porque no tiene de nada, no tiene jugabilidad, no tiene historia, no tiene duración, no tiene objetivos, no tiene diversión… pero tiene un apartado audiovisual fantástico aunque insuficiente. Si a Dear Esther lo calificaba como una película de animación interactiva aunque pudiese entender que alguien lo considere un videojuego, a Proteus no sabría dónde meterlo. Si alguien me dice que es la demo técnica de un motor gráfico retro le creería y si alguien me dice que es el proyecto experimental de un artista de Brooklyn le aplaudiría, pero desde luego no le llamaría videojuego. Y no es una razón de purismo sino de mantener claras las líneas que debe seguir este ocio electrónico del que tanto nos gusta escribir.
![[Alla scoperta delle Indie] Proteus](https://combogamer.com/wp-content/uploads/2014/10/proteus2.gif)
Sea como sea, independientemente de lo que yo piense, un concepto tan ambiguo cual película independiente con final abierto es normal que suscite todo tipo de opiniones hasta el punto de hacerse tan viral como lo fue en su día. En este punto cuando algo tan experimental sale al mercado se tienden a manifestar opiniones bastante contrarias tal que «este juego es postureo para gafapastas», «Lo he jugado y no he sentido nada», «no es para todos los públicos» o la irritante «si no te ha gustado es que no lo has entendido».
Por mi parte, sin casarme con ninguna de esas opiniones, creo que todas tienen algo de razón. Es evidente que detrás de todo esto hay algo de postureo, mi experiencia ha sido del todo insípida, no creo que sea para todo el mundo y desde luego para que tanta gente lo tenga como una obra maestra, algo he debido no entender o simplemente no miramos bajo los mismos patrones.

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