
Dopo aver analizzato quello che è considerato il primo film dello Studio Ghibli, Nausicaä della Valle del Vento, e il primo vero film dello studio giapponese, Laputa: Il castello nel cielo, è la volta del terzo in lizza; di cui parliamo La tomba delle lucciole, primo film diretto interamente dal cofondatore Isao Takahata.
Pubblicato nel 1988 contemporaneamente Il mio vicino Totoro di Miyazaki, questo film non ha fatto altro che aumentare la confusione attorno alla tendenza del giovane studio di animazione. Finora avevamo visto un adattamento denso ma brillante di un manga dalla trama profonda e adulta (Nausicaä), un lungometraggio d'azione per bambini (Laputa), una storia adorabile piena di tenerezza (totoro) e infine un film radicalmente adulto che riflette la crudeltà della Seconda Guerra Mondiale, cioè La tomba delle lucciole.
Considerando questo Laputa: Il castello nel cielo non ebbe abbastanza successo commerciale al momento della sua uscita, non sorprende che il film rischioso di Takahata sia stato un Fiasco in termini di incassi, non di critica la cui accoglienza è stata molto positiva, cosa che sottoscrivo pienamente nell’analisi che svolgerò di seguito.
Tratto dal romanzo originale omonimo, la storia ci porta in Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale attraverso gli occhi di due bambini che subiscono in prima persona i bombardamenti sulla città di Kobe nel 1945. Seita, 14 anni, dovrà maturare prematuramente per prendersi cura della sorella Setsuko di 5 anni, superando ogni tipo di difficoltà. Una storia di sopravvivenza che riflette le conseguenze della guerra e il modo in cui colpisce la popolazione da una prospettiva straziante.
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Riesco a trovare poche parole che descrivono accuratamente quanto sia meravigliosa la sceneggiatura. Non esagero quando dico che trattare un argomento così bellicoso da un punto di vista così umano è magico. E Isao Takahata, a differenza di Miyazaki, di solito ci lascia storie del tutto tradizionali, lontane dalla fantasia o dall'astrattismo mostrati dal suo collega fondatore dello studio.
Non c'è assolutamente nulla di riprovevole nello sviluppo della trama, alla quale dobbiamo gran parte Akiyuki Nosaka, il cui romanzo con sfumature autobiografiche in cui racconta la sua storia personale attraverso Seita, è la base di questo film che adatta in modo impressionante i disastri della guerra sul grande schermo. La crudezza di ogni fotogramma in sintonia con il realismo che l'accompagna rende vera la frase "un'immagine vale più di mille parole", con doppio merito trattandosi di un lungometraggio d'animazione, con l'handicap di non poter offrire il realismo radicale di un film live-action, riesce ad arrivare al cuore in modo uguale o maggiore.

Lui dogana di Takahata spicca, facendo pensare che sarebbe difficile per chiunque altro trasportarci completamente in quel momento come ha fatto lui. Come dice la parola stessa, il costumbrismo è una corrente che ci prova riflettere la società attraverso i costumi, una riflessione che il regista giapponese realizza magistralmente in tutti gli aspetti, dal comportamento dei personaggi al dettaglio minuzioso nella rappresentazione di città e villaggi in guerra.
Spiccano i dialoghi dei personaggi, che con grande sensibilità riescono a trasmettere tutti i sentimenti che vengono alla luce in situazioni così estreme. Dialoghi che anche a volte avremmo preferito non ascoltare per la crudeltà che presentano, a crudeltà travolgente grazie al suo realismo e credibilità, lontano dai radicalismi che portano al grottesco. Anche le conversazioni di sottofondo tra i cittadini che ravvivano le scene sono curate nei minimi dettagli, cessando di essere un semplice condimento per diventare un elemento importante per tutto il film.
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Tuttavia, il film non è una serie infinita di scene di sofferenza e tristezza. Forse la cosa più ipnotica della trama è il montagne russe di emozioni che costituisce il filmato. Il film alterna momenti di durezza a ricordi felici di una vita migliore la cui malinconia ti fa entrare in sintonia con i personaggi ed entrare in empatia con loro nelle scene di guerra e povertà.
Non ci sono personaggi piatti In questa celluloide, il cast è composto da personaggi il cui ruolo informativo e rappresentativo, oltre a riflettere la società della guerra nelle sue molteplici varianti, serve a valorizzare la storia dei due bambini protagonisti. Ogni sentimento che emerge in situazioni così estreme è rappresentato da un personaggio, i cui dialoghi, gesti ed espressioni lo dimostrano Non sono semplici extra ma ogni parola è studiata per esprimere i complessi paradigmi sociali di un popolo oppresso, conferendogli così grande personalità e forza. Tutto ciò per dare consistenza all'insieme che costituisce la trama, che aiuta le circostanze vissute dai protagonisti ad acquisire maggiore peso emotivo, creando un quadro contestuale della guerra che difficilmente vi lascerà indifferenti.
Allo stesso tempo, evidenzia il parente inexistencia de buenos y malos, me explico, si bien en una película japonesa sobre la Segunda Guerra Mundial, desde el punto de vista nipón los malos son los americanos, las tropas norteamericanas no aparecen personificadas en ningún momento de la película más allá de los aviones, cuyas bombas incendiarias resultan ser un impactante y fuerte recurso de dramatización, lejos de pretender ser una crítica al imperialismo americano como en muchas otras películas de esta misma temática.
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La cinta huye de trasfondos geopolíticos para centrarse en los protagonistas reales de la historia: los ciudadanos que viven en primera persona las consecuencias de la guerra por circunstancias ajenas a sus personas. Así pues, intenta evitar las escenas de belicismo puro y duro para llegar a la esencia del problema, esto es, los efectos que la contienda provoca en la personalidad, el comportamiento y las costumbres de la población japonesa.
Cuando digo que no existen buenos ni malos es porque no hay un personaje que actúe deliberadamente con maldad, sino que debido a la situación de frustración, violencia y austeridad, se suceden escenas de egoísmo, intolerancia o falta de empatía en las relaciones interpersonales con los protagonistas y su situación, sin embargo, todas esas manifestaciones negativas, analizadas desde el punto de vista de los personajes que las ejecutan, implican otro tipo de sentimientos bien distintos como el instinto de supervivencia o el amor fraternal. También encontramos actitudes reprochables por parte de Seita, cuyas acciones se podrían ver justificadas por el amor incondicional hacia su hermana, amor que el propio Nosaka ha calificado de exagerado, llegando a reconocer que su hermana supuso una enorme carga para él en la vida real.
En conjunción con este argumento magistralmente tratado, se encuentra una animación sublime que se torna perfecta. Tanto la dirección artística, como la fotografía y el montaje se sincronizan a la perfección para dar lugar a fotogramas llenos de arte y de mensaje. En cierto modo, puede resultar relativamente fácil realizar algo agradable a la vista, sin embargo, lo difícil es lograr una animación vistosa que transmita con sus imágenes tanto sentimientos como sensaciones, ya sean positivas o negativas que te mantengan pegado a la pantalla como hipnotizado.
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La tomba delle lucciole consigue esto y mucho más. Podríamos decir, que para que una película de estas características sea perfecta hay tres pilares que deben converger al unísono; por supuesto hablo de sonido, animación y guión. En este punto cabe mencionar la total y absoluta complicidad entre la animación y el guión cuyas calidades, analizadas por separado dan de sobra para un sobresaliente, pero juntas se complementan de una manera casi imposible de superar.
Ambos pilares beben el uno del otro de forma cíclica, los diálogos que antes mencionaba, si ya de por sí son buenos, se ven acrecentados por el gesticular de los personajes, la pose y el movimiento, totalmente detallista hasta en la más mínima insignificancia. Hablábamos antes del costumbrismo y de cómo servía para relatar con precisión la sociedad japonesa de la Segunda Guerra Mundial mundial, pues bien, no puedo evitar recordar la escena de una mujer preparando bolas de arroz al son de las palabras “Vosotros volveréis a comer sopa, imagínate que la gente que trabaja comiera lo mismo que los que están ociosos todo el tiempo”, mientras se come gulosa los pocos granos de arroz que se le adhieren a la mano.
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Dicha escena, contextualizada en un tiempo en el que el arroz era una moneda preciada y los que no trabajaban o estudiaban no merecían comer buena comida, resulta un cuadro del que se desglosan multitud de detalles sobre la sociedad japonesa, desde el preciso retrato de un hogar japonés de los años 40 hasta el modo de hacer las labores cotidianas a través de fotogramas que se suceden cambiantes y distintos de forma continua. Y es que el filme intenta fuertemente no mantener escenarios ni personajes estáticos, salvo recurso para mantener el foco de atención sobre un determinado elemento.
Lo más cautivador de la animación se encuentra en las cuidadas transiciones entre las escenas gracias a un montaje que es uno de los mejores , sino el mejor, de todas las películas del estudio. En compás con una fotografía elegida de forma muy acertada, donde predominan apagados tonos tierra que otorgan ese toque dramático y antiguo que se rompe en los momentos de mayor impacto emocional, donde se intercalan colores cálidos sobre un violento fondo negro en contraste con la paleta de colores claros y llamativos que usan para las escenas del pasado feliz anterior a la guerra.
En referencia a los tres pilares anteriormente mencionados, solo queda analizar el sonido, cuya banda sonora a cargo de Michio Mamiya es el cierre de seguridad que acompaña al guión y a la animación a modo de guinda del pastel. Se puede afirmar sin temor que Mamiya es a Takahata como Joe Hisaishi es a Miyazaki, no en vano el compositor japonés ha trabajado con el director de este filme en múltiples ocasiones en el pasado, siendo uno de sus compañeros más recurrentes. Cosa que no extraña nada al escuchar las canciones que ambientan la película, prestando especial atención al tema principal de la cinta cuyas notas son un placer para los oídos.
No obstante, los grandes olvidados o infravalorados a la hora de hablar de un filme son los efectos sonoros, que suelen pasar desapercibidos pero que bien usados y bien trabajados pueden otorgarle gran fuerza y presencia a una película. En este caso, dichos efectos siguen la estela del resto de elementos analizados, esto es, son tratados con gran mimo y detallismo hasta el punto de crear una especie de Pavlov en nuestros sentidos.
Si bien antes comentábamos que las tropas americanas solo se veían representadas por los aviones que arrojaban bombas incendiarias como recurso de dramatización, esa angustia constante que supone este recurso durante todo el filme, debe toda su fuerza al conseguido sonido de las sirenas de los aeroplanos y al ruido de las bombas tanto al caer como al explosionar. Así pues, bastó solo con una escena de belicismo puro en los primeros minutos para que durante el resto del metraje, con tan solo oír el amenazante ruido de las sirenas la angustia venga sola pese a que no se muestra nada explicito en pantalla. Pura sugestión bien lograda por el equipo de sonido en colaboración con el resto de departamentos que han logrado una sincronía perfecta entre ellos.
Insomma, La tumba de la luciérnagas es un golpe directo y seco en el corazón del espectador, una confluencia de fuerzas que pocas veces se ven tan bien complementadas. Primer filme de Takahata como director en el estudio y primera obra de arte maestra en mayúsculas, la prueba irrefutable de que se puede hacer cine de animación adulto huyendo de los clichés, no solo del anime sino del género bélico de la Segunda Guerra Mundial. Posiblemente la película más antibélica que mis ojos han presenciado y que me hace pensar que si esta película no te hace odiar todo lo relacionado con este tipo de contiendas, nada lo hará.
Calificación: 10
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Arkáitz González
A veces pasa que, entre la inmensa cantidad de películas que uno ve a lo largo del tiempo, hay un muy reducido número de ellas que se quedan grabadas en la memoria de forma especial. Son esas películas que, cuando hablas con alguien sobre cine, se las recomiendas encarecidamente si no las ha visto ya. Sin duda, para mí una de esas películas especiales y esenciales que todo el mundo debería ver È La tomba delle lucciole.
Este largometraje que nos llega de manos del legendario Studio Ghibli nos muestra una historia muy humana, tanto para lo bueno como para lo malo. Vemos con toda crudeza los horrores de la guerra, la desesperación, la frialdad ante la muerte de los demás y contrastando totalmente con esto, vemos la sobrecogedora historia de dos hermanos que sólo pretenden sobrevivir, cuidando el uno del otro.
La tomba delle lucciole es, para mí, una de las pocas películas que creo que todo el mundo debería ver. Y tanto si sois de lágrima fácil como si no, tened unos pañuelos al lado por si acaso.
Calificación: 10
Jorge Consiglio
De la filmografía de Ghibli, las películas de Takahata son las que más me han llegado al alma. Y de esas, La tomba delle lucciole È la que me golpeó la fibra sensible con más fuerza. La animación es preciosa, como acostumbra Ghibli en sus películas, destacándose siempre sus fondos. Pero lo que resalta en esta película son los dos niños protagonistas, y lo indefensos que están ante un mundo de adultos que se matan en la guerra, que se vuelven indiferentes al dolor ajeno y muestran lo peor de sí. El amor que se profesan estos dos hermanos se transmite directo a nosotros como pocas veces se ha logrado en una película de este estilo, y el final nos muestra qué tan insensibles pueden ser las personas ante la desgracia de otro ser humano, representando esto en un objeto que está tan lleno de significado para el niño protagonista como para nosotros como espectadores.
Este filme golpea fuerte, lo aviso, pero es uno de esos golpes que duelen y que te sacan lágrimas de tristeza a la vez que sientes que has visto algo realmente hermoso. La tomba delle lucciole se te quedará marcada para siempre en tu cabeza, y es una de las pocas películas que se llevan un 10 más grande que una casa, con toda seguridad de mi parte.
Calificación: 10


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